Birmingham – Un giudice della corte distrettuale di Birmingham, nello Stato dell’Alabama, ha recentemente confermato la controversa legge sull’immigrazione, considerata tra le più severe approvate negli Stati Uniti, pur sospendendo temporaneamente l’applicazione di quattro sezioni dell’impianto normativo. La legge continua dunque a suscitare preoccupazione all’interno della comunità cristiana in relazione alle conseguenze sull’attività pastorale dei religiosi. Tra le sezioni che il giudice Sharon Lovelace ha temporaneamente sospeso vi è, infatti, quella che considera illegale il trasporto a bordo di mezzi o l’accoglienza di immigrati privi di documenti. Questo si tradurrebbe — qualora la temporanea sospensione venisse cancellata — nell’impossibilità per le comunità religiose, in particolare quelle ispaniche che concentrano al loro interno il maggior numero di immigrati, di fornire servizi di accoglienza e di trasporto verso i luoghi di culto per coloro che sono privi di mezzi di locomozione.
“Siamo preoccupati per l’impatto della legge”, ha osservato il vescovo William Willimon, che guida la comunità metodista nel nord dell’Alabama. Il vescovo, assieme ad altri leader religiosi, tra cui anche cattolici, aveva nel mese scorso promosso una causa legale contro l’iniziativa legislativa promossa dal governatore repubblicano Robert Bentley. La legge sta portando a una diminuzione della consistenza numerica delle comunità religiose, in quanto numerosi immigrati hanno già deciso di abbandonare l’Alabama per timore delle azioni repressive delle forze dell’ordine. Il leader metodista specifica che una delle comunità ha subito un calo addirittura del 50 per cento delle presenze alle funzioni religiose. Gli immigrati, aggiunge il vescovo Willimon, “si sentono feriti e intimoriti”. Secondo una stima del Pew Research Center, sono oltre 11 milioni gli immigrati irregolari negli Stati Uniti, 120.000 dei quali vivono in Alabama. Il reverendo Alice Syltie, della Unitarian Universalist Church of Huntsville, in Alabama, ha puntualizzato che l’applicazione della legge comporta la violazione di diritti umani. Alcune organizzazioni di avvocati vicine alle comunità religiose sostengono, fra l’altro, che il linguaggio adoperato dal legislatore risulta troppo vago per essere accettato. A tale riguardo si sottolinea che offrire accoglienza a un immigrato irregolare potrebbe essere considerato un crimine soltanto se il presupposto è quello di dare ospitalità per proteggere o dare un nascondiglio a una persona ricercata dalle forze dell’ordine.
Come accennato, quella dell’Alabama è una delle leggi più severe in tema di immigrazione. In particolare, l’arcivescovo cattolico di Mobile, Thomas John Rodi, e il vescovo cattolico di Birmingham, Robert Joseph Baker — che assieme ad altri leader cristiani hanno denunciato la difficile situazione — hanno evidenziato il diritto dei religiosi a svolgere la loro attività pastorale. Secondo l’arcivescovo Rodi, “non spetta alla Chiesa stabilire chi può entrare nel Paese, ma una volta che gli immigrati sono tra di noi essa ha l’obbligo morale, intrinseco nella pratica della sua fede, di comportarsi come Cristo ha fatto con tutti”. Anche il Consiglio episcopale latinoamericano ha espresso riserve sui contenuti della legge, dando sostegno ai vescovi cattolici negli Stati Uniti. In una nota, fra l’altro, è scritto: «Le migrazioni sono fenomeni di massa che segnano il mondo di oggi, dove si impongono le leggi della domanda e dell’offerta del mercato del lavoro. Noi celebriamo tradizionalmente l’America come nazione d’immigrati e la sua eredità storica della libertà religiosa e crediamo che la vita umana e la sua intrinseca dignità non debbano mai essere ridotte alla logica del mercato”. (L’Osservatore Romano)


