“Giovani : i nuovi migranti ? “

L’editoriale di “Nuovi Orizzonti ”

Roma – La grave crisi finanziaria che stiamo vivendo ha delle conseguenze importanti che si fanno sentire in modo crescente sull’economia e sempre di più sulle famiglie italiane.

 
C’è il presentimento che questa crisi non sia passeggera, ma duratura. L’ISTAT (Istituto Nazionale Statistica) nel suo ultimo rapporto annuale, presentato alla Camera dei Deputati, mette in evidenza che, attualmente, in Italia due milioni di giovani non lavorano e non studiano e circa un quarto degli italiani (il 24,7% della popolazione, più o meno 15 milioni) «sperimenta il rischio di povertà o di esclusione sociale, soprattutto le donne del Mezzogiorno e con una licenza media ».
Un sondaggio condotto da Renato Mannheimer, Presidente dell’lspo, apparso sul Corriere Economia, informa che «4 precari su 10 sono disposti a cambiare città, 3 su 10 non escludono di trasferirsi all’estero per approfondire ed accrescere la propria professionalità».
La necessità di trovare un lavoro all’estero coinvolge non solo chi non ha un lavoro stabile, ma si verifica sempre più tra i giovani assunti con contratti limitati, rinnovati ogni anno oppure di sei mesi in sei mesi, pur avendo titoli di studio anche elevati.
Sono sempre più numerosi i connazionali che lasciano l’Italia per trovare lavoro in Svizzera, Germania, Francia, Inghilterra… paesi che offrono, forse, possibilità professionali diverse da quelle offerte dal nostro Paese.
Nell’intervista, a pagina 29 (del numero di « Nuovi Orizzonti », ndr.) i giovani Giampaolo e Ramuné dicono chiaramente che, oggi, per trovare un lavoro od un impiego sicuro bisogna affrontare nuove situazioni, spostarsi, cercare altrove, riprendere, forse, la strada di un nuovo esodo.
«È entrato nel Dna delle generazioni più giovani il concetto che nei momenti di crisi si va dove c’è lavoro» affermava Pietro Garibaldi, docente di Economia all’Università di Torino. Di fronte a questa situazione ci poniamo una domanda: «vale la pena» contrastare l’esodo di giovani italiani che lasciano il loro paese ? Quali alternative chiare e sicure offrire loro? Cresciuti e formati nelle nostre Università questi giovani cercano sbocchi all’estero, talvolta senza garanzia di risorse, e, dopo l’esperienza all’estero, troveranno un inserimento professionale corrispondente alla specializzazione acquisita?
Intervenendo al Parlamento italiano l’On. Franco Narducci affermava : « Lo Stato non deve svolgere soltanto ruolo di regolatore, ma deve anche investire. È doveroso aumentare il numero di ricercatori, prevedere contributi più sostanziosi per i dottorandi che vanno all’estero, nonché una collaborazione con le nostre rappresentanze sapendo che questi sono investimenti nel presente e nel futuro».
Le nostre «rappresentanze» nel mondo potrebbero offrire un valido contributo a questo nuovo volto della mobilità che tocca tanti giovani. Perché non coinvolgere Consolati, Comites, Patronati, le numerose associazioni, circoli, società, club culturalmente aperti e consapevoli di queste nuove forme di « migrazione »? Diventerebbero, così, punti privilegiati di riferimento per l’inserimento dei « giovani nuovi migranti » nelle realtà territoriali in cui vivranno. (A. Simeoni)