La voce degli emigrati

La stampa cattolica italiana in Europa

 Roma – I mercati finanziari e la crisi mondiale che li ha colpiti, la carenza di leader politici nostrani, l’appello di pace lanciato da Monaco di Baviera al termine dell’incontro interreligioso dei giorni scorsi. Sono gli argomenti su cui si concentrano gli editoriali dei giornali cattolici italiani in Europa (Gcie), aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici). In Europa le Missioni cattoliche sono 160, con circa 300 missionari (molti in età avanzata). Alcune delegazioni nazionali e Missioni hanno ultimamente investito nella comunicazione ecclesiale, scegliendo di aderire alla Fisc e costituendo una propria delegazione. Ne fanno parte “Migranti-press” (Fondazione Migrantes – Italia), “Il Corriere degli Italiani” (Svizzera), “Corriere d’Italia” (Germania), “Nuovi Orizzonti Europa” (Francia, Belgio, Lussemburgo), “La Voce degli Italiani” (Inghilterra) e “Webgiornale.de” (Germania). Si tratta per lo più di mensili che uniscono all’uscita cartacea newsletter settimanali e aggiornamenti on line sui rispettivi siti.

 
 
Italia e crisi dei mercati finanziari. “Forse l’estate che stiamo per lasciarci alle spalle passerà alla storia e nella memoria collettiva come quella che precedette la grande ‘depressione economica'”. Così esordisce l’editoriale del Corriere degli Italiani (Svizzera), parlando dei mercati finanziari e del “rischio Italia”. “Dopo mesi di fibrillazioni sulla crisi della Grecia e successivamente dell’Irlanda, del Portogallo e della Spagna, l’esplosione della crisi italiana – osserva – ha assestato un altro durissimo colpo alle istituzioni europee e alla moneta unica, facendo entrare in collisione gli unici poteri forti che l’Unione europea può ancora vantare, la Germania e la Banca centrale europea. Perché le dimissioni di Stark hanno confermato le forti tensioni innescate dalla decisione della Bce di acquistare titoli di Stato italiani (Bot), con esborsi per vari miliardi di euro. Una decisione che contrasta con l’ala rigorista in campo monetario, rappresentata per l’appunto da Stark, che considera insopportabile il soccorso offerto ai governi ritenuti poco credibili, poco seri e pasticcioni”. “Ma le dimissioni di Stark – aggiunge – offrono anche una chiave di lettura di quanto sta accadendo dentro le mura di casa tedesche, ovvero della crepa che si è creata tra gli ambienti finanziari di stretta cultura luterana e la linea politica della cancelliera Angela Merkel, preoccupata di trovare nuova linfa e consenso a un’Europa che la crisi economica e finanziaria ha ormai profondamente compromesso”.
 
Dove sono i leader? “Sul sagrato della nostra chiesa, ascoltando i nostri emigranti”, annota la Voce degli Italiani (Inghilterra), “avverti che questi italiani – da tanti anni in terra inglese da sentirsi veramente a loro agio – seguono le sorti della nostra patria con vera passione”. “Di fronte a un leader che interpreta ed esalta l’anima di un popolo come il nostro compositore – aggiunge, facendo riferimento alle musiche liturgiche cantate nelle celebrazioni eucaristiche degli emigrati – sembra invece di assistere da noi in patria al caso contrario. Pare non si accompagni la musica intessuta da una tradizione, dai valori di una comunità, dalle conquiste e la dignità di un popolo, ma all’inverso, s’impone un proprio motivo. Sembra di sentire la melodia effimera di chi si rinchiude nel proprio mondo, che ripete il leitmotiv dell’ognuno-per-sè o ‘dà il la’ nel seguire i propri interessi… Non s’incoraggiano le energie migliori, le potenzialità di un popolo, le sue forze giovani, le straordinarie capacità, il senso di solidarietà di una comunità intera. Ma si istigano spesso le forze oscure: il senso di divisione, la forza della contrapposizione, la marginalizzazione dell’altro”. E conclude: “Ma dove sono i leader che sanno far rivivere i sentimenti migliori della nostra terra, il senso forte di comunità, la fiducia nell’avvenire, il dinamismo e il coraggio senza limiti di noi migranti in un’esperienza di emigrazione che ci ha scossi, travolti e trasformati?”.
 
Non c’è alternativa al dialogo. Riporta l’appello di pace diffuso al termine dell’incontro interreligioso di Monaco di Baviera promosso dalla Comunità di Sant’Egidio, Webgiornale.de (Germania). “Guardiamoci con più simpatia – è la parte conclusiva – e molto, tutto, tornerà possibile. È tempo di cambiare. Il mondo ha bisogno di più speranza e di più pace. Possiamo imparare di nuovo a vivere non gli uni contro gli altri, ma gli uni con gli altri. Siamo consapevoli delle responsabilità delle religioni nel mettere in pericolo la pace, quando non hanno guardato verso l’alto. Chi usa il nome di Dio, per odiare l’altro e uccidere, bestemmia il Nome Santo di Dio. Per questo possiamo dire: non c’è futuro nella guerra! Non c’è alternativa al dialogo. Il dialogo è un’arma semplice a disposizione di tutti. Con il dialogo costruiremo un nuovo decennio e un secolo di pace. Diventiamo, tutti, artigiani della pace. Sì, Dio conceda al nostro mondo il dono meraviglioso della pace”.