Monaco di Baviera – La Comunità di Sant’Egidio ha ricordato la tragedia dell’ 11 settembre 2001 con un incontro internazionale dove i rappresentanti di tutte le grandi religioni sono da ieri a Monaco di Baviera per ribadire il loro no al terrorismo.
L’atto di commemorazione, in collegamento con Ground Zero, ha segnato l’apertura dell’Incontro internazionale per la Pace «Bound to Live Together (Destinati a vivere insieme). Religioni e culture in dialogo», promosso da Sant’Egidio che ogni anno organizza colloqui interculturali e inter-religiosi con esponenti ecclesiali, politici e intellettuali di ogni parte del mondo.
Tra i numerosi ospiti spicca il Presidente del Pontificio Consiglio per i Migranti, Mons. Antonio Maria Vegliò, il quale parlerà di migranti e rom in una Tavola rotonda presso il Neues Rathaus (Municipio Nuovo) di Monaco di Baviera, all’interno del panel n. 8 dedicato al tema “Immigrazione: destinati a vivere insieme”.
L’attuale contesto di diversità culturale, sostiene Mons. Vegliò, «impone una riflessione sull’impatto delle migrazioni, soprattutto nell’ambito della pacifica convivenza delle culture o, meglio, – per usare un’espressione del Messaggio di Benedetto XVI per la giornata mondiale del migrante e del rifugiato di quest’anno – nell’ambito della costruzione di “una sola famiglia umana, chiamata ad essere unita nella diversità”».
D’altra parte l’Europa è “per vocazione” un continente storicamente multiculturale quindi accoglienza e diffidenza o anche rigetto dello straniero non è certo una novità: è «caratteristica dell’identità europea, senza la quale sarebbe impossibile comprendere il suo presente e il suo passato».
Nel suo intervento mons. Vegliò ribadisce quanto sia «urgente individuare modelli efficaci per la costruzione dell’unica “famiglia dei popoli”. Al Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, più che di multiculturalità, preferiamo parlare di interculturalità». Non constatare in modo semplicemente descrittivo la presenza di più culture, ma soffermarsi su relazioni elaborate tra le culture presenti per un incontro delle culture.
«Si tratta, dunque, di individuare un itinerario di integrazione autentica», continua il presule, riconoscendone anche i limiti, ma convergendo verso un reale sforzo di conoscenza serena e senza pregiudizi della cultura dell’altro, un processo che non è mai a senso unico.
Il dialogo è il primo canale da percorrere, e citando il pontefice Benedetto XVI, ha proseguito: «Il tema del dialogo interculturale e interreligioso emerge come una priorità per l’Unione Europea e interessa in modo trasversale i settori della cultura e della comunicazione, dell’educazione e della scienza, delle migrazioni e delle minoranze, fino a raggiungere i settori della gioventù e del lavoro» ( Benedetto XVI, Messaggio in occasione della giornata di studio sul tema “Culture e Religioni in dialogo”, 3 dicembre 2008).
Il secondo strumento è la formazione, sforzandosi di individuare modelli educativi che siano capaci di offrire risposte adeguate alle sfide attuali, insegnando «a rispettare e apprezzare le varie culture, scoprendo gli elementi positivi che possono celare; aiutare a cambiare i comportamenti di paura o d’indifferenza verso la diversità; istruire all’accoglienza, all’uguaglianza, alla libertà, alla tolleranza, al pluralismo, alla cooperazione, al rispetto, alla corresponsabilità e alla non discriminazione; valutare positivamente tanto il dialogo che l’ascolto; aiutare a superare le generalizzazioni, i pregiudizi e gli stereotipi; superare l’individualismo e l’isolamento in gruppi; favorire personalità mature, flessibili e aperte e, infine, evitare “le mentalità chiuse”».
Mons. Vegliò si è detto convinto che, quanto afferma l’Esortazione apostolica Ecclesia in Europa, sulla convivenza pacifica e lo scambio delle reciproche ricchezze rende possibile l’edificazione di un’Europa come casa comune può forse suonare come un’utopia, «ma il cristiano deve crederci ed impegnarsi affinché l’utopia divenga realtà».


