La stampa cattolica italiana in Europa
L’anniversario dell’11 settembre, le elezioni cantonali a Zurigo, la testimonianza di una giovane italiana da poco giunta a Londra. Sono gli argomenti su cui si concentrano gli editoriali dei giornali cattolici italiani in Europa (Gcie), aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici). In Europa le Missioni cattoliche sono 160, con circa 300 missionari (molti in età avanzata). Alcune delegazioni nazionali e Missioni hanno ultimamente investito nella comunicazione ecclesiale, scegliendo di aderire alla Fisc e costituendo una propria delegazione. Ne fanno parte “Migranti-press” (Fondazione Migrantes – Italia), “Il Corriere degli Italiani” (Svizzera), “Corriere d’Italia” (Germania), “Nuovi Orizzonti Europa” (Francia, Belgio, Lussemburgo), “La Voce degli Italiani” (Inghilterra) e “Webgiornale.de” (Germania). Si tratta per lo più di mensili che uniscono all’uscita cartacea newsletter settimanali e aggiornamenti on line sui rispettivi siti.
Tutti sulla stessa barca. “Da poco mi trovo a vivere a Londra e, con mia grande sorpresa, in questa metropoli mi sto quasi perfettamente abituando… Dal timore iniziale ormai mi sento fiduciosa, agile e sicura nel muovermi. Come un pesce nell’acqua”. Così esordisce la giovane sulla Voce degli Italiani (Inghilterra). “La barca – ship in inglese – è proprio il modo di pensare le cose e la realtà. È una figura – prosegue – che in filigrana si ritrova in molte parole astratte, che definiscono situazioni o persone. La si incontra in termini quotidiani come relationship, friendship, leadership… ed è per indicare una relazione, un rapporto di amicizia, un legame. Come se il mondo avanzasse posto su differenti imbarcazioni”. “La concretezza e il senso di praticità degli inglesi”, secondo la giovane, indicano “un popolo che non può perdersi in chiacchiere. Deve fare i conti con il mare, con gli imprevisti e le tempeste inattese, dove non c’è spazio per giri di parole”. “La metafora della barca vi farà, poi, acquistare il senso vero del team, come un’eredità che viene dal mare. Infatti, si è ‘tutti sulla stessa barca'”. “Molto diverso, in verità – osserva -, il punto di vista che notavo in Italia. Sebbene la nostra terra abbia il mare tutt’attorno, la nostra storia ci ha abituato a uno scenario di rivalità e di domini senza fine. Come fu per Amalfi, Genova, Venezia e Pisa, le nostre antiche repubbliche marinare… È più difficile da noi cogliere il senso inglese del gruppo, capace di lavorare insieme per un obiettivo comune”.
Per la mobilità lenta. A passare è stata “l’iniziativa”. Lo ricorda il Corriere degli Italiani (Svizzera), in riferimento alla recente consultazione, a Zurigo, per promuovere la mobilità lenta, aggiungendo che “l”iniziativa delle città’ ha avuto esiti diversi nei centri in cui è stata depositata negli ultimi due anni”. Ora, sottolinea il giornale, “gli elettori del comune di Zurigo hanno accolto domenica l”iniziativa delle città’, volta a promuovere la mobilità lenta (pedoni e ciclisti) e i trasporti pubblici, con il 52,4% di ‘sì’ e una partecipazione del 28,7%. Il testo dell’associazione Straffico, già sottoposto al giudizio popolare in altri centri urbani svizzeri, prevede che la proporzione degli spostamenti effettuati a piedi, in bicicletta e con trasporti pubblici debba aumentare entro dieci anni di almeno dieci punti percentuali, a Zurigo dall’attuale 64% al 74% del traffico. Municipio e consiglio comunale, che ritengono l’iniziativa irrealistica, hanno proposto un controprogetto più blando, pure teso a favorire pedoni, ciclisti e mezzi pubblici. Il testo è pure stato accolto, dal 64,3% dei votanti”.
11 settembre. Fa invece riferimento ai dieci anni dall’attentato alle Torri gemelle Webgiornale.de (Germania), ricordando che il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, nel suo Human Rights Comment pubblicato il 1° settembre afferma che l’attacco “è stato un crimine contro l’umanità la cui gravità non deve essere dimenticata”, e chiede “rispetto per chi ha perduto i propri cari”. Hammarberg afferma tuttavia che l’anniversario è anche occasione per riflettere sull’efficacia delle “risposte ufficiali agli attacchi”, e parla di “violazioni dei diritti umani” compiute in questi dieci anni di “lotta globale al terrorismo”. Nel mirino ci sono le “rendition” che hanno coinvolto l’Europa, dove i governi “sono stati gravemente complici della strategia della guerra al terrore dell’Us Central Intelligence Agency” e hanno “consentito, protetto e partecipato a operazioni Cia che violavano aspetti fondamentali del nostro sistema di giustizia e protezione dei diritti umani”. Ad avviso del commissario, è molto grave che i governi europei, anziché fare piena luce sui casi di “rendition”, abbiano tentato di nasconderli. Finora, è la sua conclusione, “l’Europa ha concesso un’impunità di fatto” agli autori di questi reati. “È tuttavia urgente un ripensamento affinché questa errata e poco efficace strategia antiterrorismo non lasci una triste scia d’ingiustizia”.


