Vegliò: l’Eucarestia spinge a farci uno con i migranti

Ancona – Il Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, mons. Antonio Maria Vegliò, durante i lavori del Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona è intervenuto questa mattina durante la tavola rotonda sul tema “Eucaristia, fonte di accoglienza” nella giornata dedicata dal Congresso Eucaristico Nazionale all’ambito della cittadinanza.

 
Nel suo intervento ha riflettuto sul rapporto tra l’Eucaristia e la missione che il Santo Padre ha affidato al Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Il presule ha preso avvio dall’Esortazione Apostolica Sacramentum Caritatis (SC) e ha fatto sue le parole del Papa, ricordando che: “Non possiamo tenere per noi l’amore che celebriamo nel Sacramento. Esso chiede per sua natura di essere comunicato a tutti. Ciò di cui il mondo ha bisogno è l’amore di Dio, è incontrare Cristo e credere in Lui. Per questo l’Eucaristia non è solo fonte e culmine della vita della Chiesa; lo è anche della sua missione” (SC, 84).
L’Eucaristia, quindi, ha ricordato mons. Vegliò, è la sorgente per la missione del Pontificio Consiglio e, in effetti, è questa la missione della Chiesa che “mira a raggiungere tutti gli uomini” (SC, 84).
Naturale conseguenza per mons. Vegliò è, quindi, la cura verso “tutti coloro che si trovano fuori del proprio domicilio (affinché) possano usufruire di un’assistenza pastorale adeguata” (PB, art. 151).
Ecco il compito affidato al Pontificio Consiglio verso i rifugiati e migranti, apolidi, nomadi e gente dello spettacolo viaggiante, marittimi, sia in navigazione che nei porti, coloro che sono impiegati o lavorano negli aeroporti o sugli aerei, quelli che viaggiano per motivi di pietà, studio o svago, come i pellegrini, gli studenti internazionali e i turisti: sono donne e uomini, bambini e anziani «coinvolti nel fenomeno vasto e complesso della mobilità umana, spesso marcato da sofferenze, insicurezza e precarietà, dove la speranza diventa più debole quando prendono il sopravvento la mancanza di rispetto per la dignità e i diritti della persona umana, nell’affannosa ricerca di opportunità per un futuro migliore».
È così che questo Dicastero, ha detto ancora il presule, svolge «quel “servizio della carità nei confronti del prossimo” che nasce attorno al Mistero eucaristico, che consiste nell’amare, in Dio e con Dio, ogni persona che avviciniamo, incluse quelle che non conosciamo». Un servizio che pone al centro la persona umana e, conseguentemente, «la necessità di difendere la dignità e i diritti delle persone in mobilità, soprattutto individuando percorsi di autentica integrazione, dove ai diritti di ciascuno corrisponde l’osservanza reciproca dei doveri.»
Il Pontificio Consiglio, ha ricordato il presule, è attivo attraverso Congressi mondiali e regionali, visite pastorali dove è più acuto il grido di sofferenza e di aiuto dei fratelli e sorelle in mobilità. Inoltre la pubblicazione di documenti e riviste intende svegliare le coscienze e la sensibilità delle persone di buona volontà, spingendoli ad attivarsi perché si giunga a positive soluzioni. Tra le ultime iniziative, promosse dal Pontificio Consiglio, c’è stato il pellegrinaggio di diverse etnie di Zingari, provenienti da tutta l’Europa, alla tomba dell’Apostolo Pietro, nello scorso mese di giugno. L’Udienza privata concessa dal Santo Padre, organizzata dal Dicastero stesso con la collaborazione della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, della Diocesi di Roma e della Comunità di Sant’Egidio, è stata un evento unico nel suo genere, ricorda mons. Vegliò. Benedetto XVI, in quell’occasione, parlando del Beato Zefirino Giménez Malla, martire zingaro, ha incoraggiato i partecipanti al pellegrinaggio a seguire questo esempio di santità, nella dedizione alla preghiera e nell’amore, appunto, per l’Eucaristia.
Mons. Vegliò ha concluso ricordando che una tale missione necessita del «coinvolgimento di tutta la Chiesa e di tutta la società, nonché di tutti gli Organismi impegnati nell’enorme fenomeno della mobilità umana.» Una missione, ha continuato il presule, che ha «sempre e inseparabilmente una dimensione verticale e una orizzontale: comunione con Dio e comunione tra di noi, due dimensioni che si incontrano e si intrecciano misteriosamente nel dono eucaristico.» (G. Beltrami)