Roma – L’indagine condotta dall’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa per “determinare le responsabilità nella morte di numerosi ‘boat people’ scomparsi nelle acque del Mediterraneo nel tentativo di raggiungere le coste europee a partire dal Nord Africa (le stime indicherebbero oltre 1000 decessi dal gennaio del 2011) intende impedire che fatti così drammatici restino impuniti”. Ad affermarlo è l’olandese Tineke Strik relatrice dell’Apce, a conclusione della sua missione di due giorni a Roma (6 e 7 settembre).
“Esiste l’obbligo di prestare soccorso alle persone in difficoltà – rammenta Strik -. Tutti coloro che eludono tale responsabilità e rifiutano deliberatamente di prestare assistenza ne devono assumere le conseguenze”. In occasione della missione romana, la relatrice ha in particolare cercato di fare chiarezza su un incidente verificatosi tra marzo e aprile 2011, nel corso del quale 61 persone in fuga dalla Libia hanno trovato la morte dopo che, secondo i sopravvissuti, le loro richieste di soccorso erano state ignorate.
“Le testimonianze delle persone direttamente coinvolte in questo incidente sono concordi, ma dobbiamo continuare a indagare per ottenere maggiori elementi informativi sui testimoni presenti e sul momento preciso in cui si trovavano sul luogo dell’incidente”, ha aggiunto la senatrice.
“La raccomandazione che verrà proposta nel mio rapporto – ha precisato Strik – mira a stabilire le responsabilità e a tentare di determinare quali provvedimenti adottare per gestire questi incidenti in futuro” e, soprattutto, “impedire che tali drammi possano ripetersi”.
“A conclusione della mia indagine – ha spiegato -, chiederò alle giurisdizioni nazionali, ai governi e ai parlamenti di proseguire le investigazioni, e mi auguro vivamente che prevalga la dinamica della verità, concetto espresso dal mio collega Dick Marty durante la sua indagine portata a termine con successo sulle detenzioni segrete illegali in Europa”.
Nel corso della sua missione a Roma, la relatrice Apce ha incontrato i sopravvissuti al naufragio, la Guardia costiera, rappresentanti dell’Unhcr e del Cir (Consiglio italiano rifugiati), e ha fatto sapere che a breve si recherà in altri paesi e visiterà altre organizzazioni per verificare se queste imbarcazioni siano intercettate – o meno – dalle Guardie costiere nazionali, dall’agenzia Frontex incaricata del controllo delle frontiere esterne dell’Ue o da navi militari che operano sotto il comando nazionale o della Nato.


