Migranti: nuova tragedia

Lampedusa – «Eravamo trecento. Ma un centinaio, soprattutto donne, non ce l’ha fatta e gli uomini sono stati costretti a buttare in acqua i loro corpi». Sono le drammatiche parole di una delle quattro ragazze soccorse dalla Guardia costiera mentre si trovavano a bordo di un barcone da giorni alla deriva a Lampedusa e ricoverate nel Poliambulatorio dell’isola.
Disidratati e sotto choc, i primi cinque superstiti di quella che si presenta come l’ennesima tragedia del mar Mediterraneo, sono stati trasferiti ieri pomeriggio in elicottero. Sono stati loro a dare le prime scarne informazioni sull’accaduto. Due ragazze versano in condizioni gravissime: sono state intubate e trasferite in serata all’ospedale Cervello di Palermo.
Una tragedia che si consuma a soli tre giorni dalla tragica scoperta di 25 cadaveri nella stiva di un peschereccio giunto a Lampedusa all’alba di lunedì con 271 profughi a bordo. Persone in fuga dalla guerra, vittime innocenti che fanno lievitare ulteriormente le cifre di una strage che ha visto morire, nelle acque del Canale di Sicilia, almeno 5.962 persone dal 1994 a oggi. In base a quanto riferito dai sopravvissuti, l’imbarcazione avrebbe lasciato le coste libiche venerdì scorso, destinazione Lampedusa. Ma poche ore dopo la partenza, un’improvvisa avaria aveva interrotto la navigazione lasciando il natante in balìa delle correnti per alcuni giorni, sotto il sole cocente. Il barcone, lungo una ventina di metri, è stato raggiunto ieri pomeriggio da quattro motovedette e da un elicottero della Guardia Costiera (allertati da un rimorchiatore cipriota) mentre si trovava a circa 90 miglia da Lampedusa, in acque libiche. È giallo intanto sul ruolo giocato dalla Nato nella vicenda.
Prima di effettuare i soccorsi le autorità italiane avrebbero chiesto l’intervento di un’unità della Nato che si trovava a circa 27 miglia dall’imbarcazione dei migranti. L’Alleanza però avrebbe risposto picche e lasciato che l’imbarcazione continuasse nella sua deriva. Un no, quello della Nato, su cui ora il Vicinale vuole risposte. Tanto da chiedere ai ministri della Difesa e degli Esteri un intervento presso la coalizione: in serata la Farnesina ha chiesto una verifica al comando Nato di Napoli. «Se la circostanza fosse confermata», rendono noto fondi della Farnesina si tratterebbe «di un fatto molto grave». E così sono stati gli uomini della Guardia costiera a intervenire: a bordo del barcone hanno trovato persone stremate e anche il corpo di un uomo.
«Nella zona delle operazioni le nostre motovedette hanno visto galleggiare in mare alcuni indumenti, forse si tratta anche di cadaveri – ha detto il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa, Antonio Morana -. Ma siamo stati costretti a rientrare per trasferire al più presto i superstiti, che sono in precarie condizioni di salute».

L’ufficiale ha poi spiegato che non è stato possibile avviare le ricerche di eventuali vittime anche a causa dell’oscurità. «Non bastano più le parole di pietà per la doverosa solidarietà ai sopravvissuti. Occorre un intervento immediato, per evitare che viaggi dei migranti si trasformino in traversate della morte – è il commento del vice presidente della Camera, Rosy Bindi -. Il governo italiano si scuota dal torpore e provi a incalzare con un’iniziativa politica forte e autorevole gli organismi internazionali e l’Europa». (Ilaria Sesana)