Sbarchi a Lampedusa

Palermo – Sono state tutte intercettate le imbarcazioni che si temevano disperse nel Canale di Sicilia e il Centro d’accoglienza di Lampedusa è di nuovo al collasso. Ieri, all’ora di pranzo, è approdato al molo Favaloro il barcone con 304 migranti africani, fra cui 52 donne e 6 bambini, che in mattinata era stato soccorso da due pattugliatori della Guardia di finanza e scortato fino al porto. L’altra imbarcazione è stata avvistata a circa 60 miglia da Lampedusa e raggiunta da tre motovedette della Guardia costiera: a bordo c’erano 224 migranti che sono stati prelevati e sbarcati sull’isola in serata. Il terzo barcone, avvistato a circa 90 miglia, è stato monitorato da una nave cipriota. Ma l’Alto commissariato per i rifugiati lancia un appello a «tutti i Paesi rivieraschi e ai mezzi navali nella zona di fare ogni sforzo per salvare i profughi a bordo del barcone in avaria in acque libiche, per cui non sono previste operazioni di soccorso» afferma la por­tavoce dell’Unchr, Laura Boldrini.
Un carico umano giunto sull’isola che, sommato a quello di 330 profughi arrivati martedì sera, fa salire a oltre 1.200 gli ospiti del Centro di accoglienza di contrada Imbriacola, mentre 50 tunisini sono stati rimpatriati. Due donne in stato di gravidanza, una siriana e una libica, arrivate proprio l’altra sera, sono state trasferite nella notte, in elisoccorso, all’ospedale Cervello di Palermo. E, intanto, si fa luce sulla tragedia dei cadaveri rinvenuti nella stiva del barcone soccorso al largo di Lampedusa lunedì notte. Due dei 25 profughi trovati cadaveri a bordo dell’imbarcazione con altri 271 migranti sarebbero stati uccisi e non sarebbero morti per asfissia. I racconti concitati dei testimoni hanno trovato riscontro nell’esame autoptico eseguito su due migranti, su cui erano stati trovati segni di violenza.
«L’autopsia – afferma il procuratore di Agrigento, Renato Di Natale – confermerebbe questi primi sospetti». Una delle due vittime, secondo quanto accertato dal medico legale, ha il cranio fratturato in due punti, l’altra ha riportato fratture allo zigomo e alla fronte. Probabilmente – hanno spiegato gli inquirenti – i due avrebbero cercato di uscire dalla stiva e di aprire la botola, ma sarebbero stati ricacciati indietro con calci e bastonate. Quindi, non sarebbero morti per asfissia come riscontrato da una prima ispezione cadaverica e come sono morti gli altri 23, ma picchiati fino a perdere i sensi.
I sei presunti scafisti del barcone, individuati martedì, intanto, sono stati iscritti nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’
immigrazione clandestina. Al momento resta a carico di ignoti l’indagine per omicidio e morte come conseguenza di altro reato aperto dalla procura di Agrigento. (Alessandra Turrisi – Avvenire)