A Buenos Aires l’incontro della pastorale per le migrazioni
Buenos Aires – Un invito alla comunità ecclesiale argentina a “considerare il migrante non solo una persona costretta a vivere in condizioni di vulnerabilità, ma un soggetto forte, con una propria cultura che può essere valorizzata a beneficio di tutta la società e della Chiesa” è stato rivolto dai delegati per la pastorale migratoria in occasione dell’incontro nazionale svoltosi, nei giorni scorsi, a Buenos Aires.
Nel corso della riunione, i delegati, provenienti da tutte le diocesi del Paese, hanno preso atto che occorre continuare a lavorare, senza mai abbassare la guardia, per consentire ai migranti di avere gli stessi diritti e gli stessi doveri dei cittadini argentini. Monsignor Rubén Oscar Frassia, Vescovo di Avellaneda-Lanús e Presidente della Commissione Episcopale per le Migrazioni e del Turismo, ha invitato i numerosi partecipanti, tra delegati diocesani, agenti di pastorale della migrazione e rappresentanti delle comunità, “a fornire opportunità di inserimento sociale e spirituale in Argentina ai migranti, ai rifugiati e alle vittime della tratta di esseri umani”.
Proprio in questi giorni, è stata avviata nel Paese una campagna, che si concluderà il prossimo novembre, dal titolo: “Puerta abierta ricreando” contro la tratta di persone a scopo di sfruttamento sessuale. L’obiettivo dell’iniziativa è coinvolgere e sensibilizzare l’opinione pubblica argentina sulla pericolosità di questo turpe fenomeno. La tratta di persone a scopo sessuale consiste nel reclutare ragazze e ragazzi con l’inganno o con il rapimento al fine di destinarli allo sfruttamento della prostituzione. Le persone oggetto di tratta sono considerate a tutti gli effetti i “nuovi schiavi”.
Allo stesso tempo, monsignor Frassia ha descritto, nel corso di un suo intervento, gli ostacoli burocratici che impediscono ai migranti di stabilirsi nel Paese, in contrasto con lo spirito primordiale della legge 25.871 che riconosce la possibilità di migrare come diritto umano.
Durante i lavori i delegati hanno stilato una lista contenente una serie di sfide che “meritano azioni future a breve termine”, soprattutto hanno avvertito che “attualmente si registrano nel Paese numerosi casi di sfruttamento sessuale e del lavoro a scapito dei migranti, perpetrati sia dagli argentini sia, in alcuni casi, dai loro connazionali stessi”.
I luoghi di lavoro più colpiti in questo senso – hanno spiegato i delegati della pastorale per le migrazioni – sono gli stabilimenti tessili, le aree agricole e le fornaci.
“Una società può definirsi moderna e sviluppata – ha proseguito il vescovo di Avellaneda-Lanús – quando sa accettare le diversità culturali dei suoi membri e facilitare la reciprocità e la pacifica convivenza”.
Il presule, insieme ai delegati, ha anche chiesto “un maggiore coinvolgimento del clero, delle parrocchie e della Chiesa in generale, per conformare e rafforzare il lavoro e le attività delle squadre diocesane impegnate nella pastorale per la migrazione. Occorre promuovere – hanno ribadito – la consapevolezza della legge, le sue applicazioni pratiche sul tema delle migrazioni, soprattutto tra i funzionari pubblici, i quali, in alcuni casi, non concedono ai migranti quei diritti che la stessa legge concede”.
Durante le sessioni di lavoro, i delegati hanno suggerito di creare una coscienza nel Paese sulla realtà di esclusione e di disuguaglianza alla quale migliaia di persone sono sottomesse.
Infine, i partecipanti hanno riflettuto sulla situazione dei migranti, con particolare attenzione al diritto delle persone a non emigrare, il che significa poter avere opportunità economiche, occupazionali e di dignità sociale nel proprio Paese. (Osservatore Romano)


