Hammarberg (CDE): contro pregiudizi rom “giornalismo etico e codici di condotta”

Strasburgo – È tempo di promuovere un giornalismo etico e dei codici di condotta per porre fine ai ritratti del tutto negativi dei rom nei mass media”. A chiederlo è Thomas Hammarberg, commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, nel suo ultimo Human Rights Comment. “Gli stereotipi anti-zingari continuano ad essere diffusi e perpetrati da diversi media in tutta l’Europa”, afferma il commissario. I media “hanno un ruolo fondamentale” nel contrastare i pregiudizi”, ma “alcuni giornali ed emittenti radiotelevisive non hanno avuto un atteggiamento responsabile nel trattare questioni relative a rom e nomadi. Hanno anzi contribuito alla xenofobia attraverso segnalazioni di parte e sensazionalismo a buon mercato”. Rammentando che questa minoranza etnica, la più grande d’Europa, “vive in condizioni di estrema emarginazione, spesso vittima di razzismo e discriminazione” e priva di “rappresentanza politica”, Hammarberg sottolinea che “il razzismo contro gli zingari viene sfruttato da gruppi estremisti in diversi Paesi europei, e a volte i media contribuiscono a questa pericolosa tendenza” con conseguenze talora “fatali”, come accaduto in Ungheria, Romania, Bulgaria e Italia. Questo, afferma il commissario, “dimostra il grande bisogno di autoregolamentazione e di giornalismo etico”.

 
Secondo Hammarberg “la formazione dei giornalisti, come previsto ad esempio dalla campagna Dosta! del Consiglio d’Europa, può contribuire a migliorare la situazione”. Per quanto riguarda i giornalisti rom sono ancora pochi quelli “che lavorano all’interno dei grandi media o vengono da essi consultati, con la conseguenza che il loro punto di vista rimane sconosciuto alla maggioranza”. Di qui l’importanza dei “cosiddetti progetti di gemellaggio della Commissione europea” tramite i quali “più giornalisti rom possono trovare spazio nei principali media e i non rom costruire contatti nelle comunità rom per essere ‘attrezzati’ a trovare spiegazioni e soluzioni e non solo a cercare problemi”. Ancorché giornalisti e editori “non debbano essere portavoce di interessi particolari – conclude il commissario -, attraverso un’autentica professionalità essi possono contribuire a una società più giusta”. (www.agensir.it)