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Giovedì 11 Ottobre 2018 18:16

Il Regno-Caritas Italiana: una ricerca sulla percezione del fenomeno migratorio in Italia   versione testuale
Roma - “Se è vero che gli atteggiamenti xenofobi sono diffusi in una minoranza di italiani, è altrettanto vero che la maggioranza degli italiani non è per un’accoglienza incondizionata, a partire soprattutto da un giudizio circa la fragilità delle nostre istituzioni e dalla sfiducia che il fenomeno migratorio possa essere governato”. È quanto emerge da una ricerca promossa dalla rivista “Il Regno” e da Caritas Italiana, e curata dai professori Paolo Segatti e Federico Vegetti dell’Università Statale di Milano, che sarà pubblicata nel numero di ottobre della rivista diretta da Gianfranco Brunelli ed allegata al mensile “Italia Caritas”. “Abbiamo scelto di condividere con la rivista Il Regno un’indagine sul tema dell’atteggiamento degli italiani sul fenomeno migratorio – spiega don Francesco Soddu, Direttore di Caritas Italiana -, per fornire uno strumento di comprensione delle tendenze in atto e avviare una riflessione a livello nazionale e locale, che superi la mera dimensione della contrapposizione”. “Forse c’è stato un deficit di comprensione di quanto nel paese stava avvenendo – afferma ancora don Soddu. Le ferite aperte da una crisi economica tardivamente affrontata – con i suoi esiti di impoverimento e di incertezza – hanno probabilmente accelerato processi di ripiegamento, di evaporazione delle reti sociali, di isolamento individuale e di enfatizzazione del sentimento della paura dell’altro”.
Secondo i dati OCSE ed EUROSTAT nel 2017 l’Italia è il paese nel quale la distanza tra percezione su quanti siano i migranti legali e realtà è più grande. Tale percezione è inoltre in crescita rispetto al 2002. Tuttavia l’opinione pubblica italiana “non è la più miope tra quelle europee. Se rapportata al numero effettivo d’immigrati la distorsione di cui soffrono gli italiani nel 2017 è di gran lunga inferiore a quella di cui soffre l’opinione pubblica di molti paesi dell’Europa dell’Est. È però maggiore di quella di altre opinioni pubbliche occidentali”.  La questione sulla quale invece gli italiani si scostano in misura grossolana dalla realtà riguarda la quota d’immigrati irregolari, stimati dalla Fondazione ISMU nel 2017 a meno dell’1%. A fronte di questa stima, nell’ottobre 2017 ben il 47% degli italiani era convinto che la maggioranza degli immigrati fosse costituita da illegali. Ci superano solo i greci (59%). I vari dati analizzati dimostrano che né lo stato dell’economia nel 2017 rispetto a quello del 2007, né lo scostamento tra la percezione e la realtà del fenomeno migratorio – affermano i ricercatori -  “influiscono significativamente sul livello d’opinione dell’immigrazione come problema. Invece, la convinzione che il proprio paese e quindi le sue istituzioni siano gravate dalla corruzione ha un impatto decisivo. Nei paesi dove la stragrande maggioranza degli intervistati ritiene che la corruzione sia un fenomeno diffuso (come l’Italia, la Spagna e il Portogallo), la probabilità di considerare l’immigrazione più un problema che un’opportunità è di 24 punti percentuali superiore rispetto ai paesi dove la corruzione è un fenomeno meno sentito (come la Danimarca o la Finlandia). Detto altrimenti, nella percezione che gli immigrati rappresentino un problema ci sta anche la sensazione di vivere in uno Stato di cui non ci si può fidare, oltre che ovviamente l’esposizione al rischio rappresentato dagli eventuali comportamenti criminali degli stranieri residenti”. Per i ricercatori gli italiani sono meno accoglienti a causa della crisi economica. Se, sostine la ricerca la percentuale d’intervistati che percepiscono l’immigrazione come una minaccia (piuttosto che come un’opportunità) di natura culturale è meno del 40%, in diminuzione rispetto al 2001, gli italiani che vedono negli immigrati una minaccia economica sono invece in crescita. Nel 2018 circa il 55% degli intervistati percepisce l’impatto dell’immigrazione sull’economia italiana come negativo, un aumento di dieci punti percentuali rispetto al 2001. Infine i timori più diffusi tra gli italiani riguardano la sicurezza. Nel 2018 come nel 2001, il 60% degli intervistati esprime questo tipo di preoccupazioni, che sono condizionate anche dalla pratica religiosa, dall’orientamento politico e dal livello di istruzione. In particolare è quest’ultimo aspetto ad essere “preponderante, rispetto agli altri due, nel determinare la propensione ad accogliere o meno gli immigrati: i più preoccupati sono i meno istruiti, con una differenza tra coloro che hanno finito la scuola dell’obbligo e coloro che hanno finito l’università di 30 punti percentuali”.  Dal confronto complessivo tra il 2001 e il 2018 emerge inoltre che il peso politico-ideologico nel 2018 è probabilmente cresciuto rispetto al 2001, ma gli effetti dell’istruzione rimangono comunque maggiori.
Nella propensione all’accoglienza o meno è “determinante – si legge nella ricerca -  l’orientamento degli italiani rispetto alla propria identità nazionale, che innesca anche eventuali ‘pregiudizi’”. La disponibilità ad accogliere è aumentata negli ultimi 10 anni sia in Italia che in Francia quando l’immigrato viene descritto animato dalla volontà d’integrarsi. L’effetto è sensibile. Il che indica che “per un certo numero di italiani e francesi l’immigrato non è accettato incondizionatamente. Deve dimostrare di volersi integrare. Se lo fa può diventare simile a noi. L’integrazione è così possibile ad alcune condizioni. Tuttavia sia in Italia che in Francia le persone che vivono in modo spiccato la propria identità in senso etno-culturale non sono disponibili ad accogliere l’immigrato anche se egli viene descritto come una persona che vuole integrarsi. Lo stesso accade per quelli che tendono ad avere pregiudizi etnici. Gli atteggiamenti xenofobi sono dunque diffusi solo in una minoranza di italiani”.
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