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Giovedì 20 Settembre 2018 18:33

Migrantes Lombardia: il ritratto dei giovani migranti in una ricerca   versione testuale

Milano – “Non è vero che il mondo sta cambiando perché arrivano i migranti, ma piuttosto è vero il contrario: il mondo è cambiato ed è per questa ragione che giungono da noi persone da altre parti del mondo. Con il sinodo ‘Chiesa dalle genti’, che si concluderà il prossimo 3 novembre, la Diocesi di Milano si è messa davanti allo specchio e ha preso atto di questa realtà: per noi cattolici è più importante il battesimo della nazionalità scritta sul passaporto. La Chiesa ambrosiana deve imparare a parlare a fedeli che hanno incontrato la nostra stessa fede in altre parti del mondo e che ora sono tra noi, cominciando proprio dai giovani”. Lo ha detto questa mattina, don Alberto Vitali, responsabile dell’Ufficio Migrantes della Diocesi di Milano, durante la presentazione del volume “Di generazione in generazione. La trasmissione della fede nelle famiglie con background migratorio”, ricordando che tra le persone di origine straniera presenti nella Diocesi il 57% è di religione cristiana e tra questi il 33% è di confessione cattolica.

“La Chiesa ha bisogno di crescere nella sua capacità di ascoltare la realtà che vive. Molte Diocesi in Italia si stanno dotando di strumenti di ascolto; quella milanese, forse anticipando i tempi ha avviato un processo ecclesiale per passare dall'ascolto al cambiamento delle pratiche», ha sottolineato riferendosi proprio al sinodo ‘”Chiesa delle genti”, padre Giacomo Costa, direttore responsabile di Aggiornamenti Sociali, segretario speciale del Sinodo dei Vescovi:  “i giovani, la fede e il discernimento vocazionale” cui l’indagine condotta nelle diocesi lombarde trae ispirazione.

“I giovani che vengono da altri paesi ci chiedono di immaginare con creatività il volto della Chiesa di domani. Dobbiamo farlo insieme a loro senza paura», ha insistito mons. Franco Agnesi, vicario generale dell’Arcidiocesi di Milano e vescovo delegato Migrantes nella Conferenza episcopale lombarda.

Venendo ai contenuti dell’indagine, Fabio Introini, ricercatore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore - Osservatorio Giovani Istituto Toniolo ha messo in evidenza che “oltre ad essere ‘nativi cosmopoliti’, i giovani di oggi sono orientati a un forte pragmatismo, cioè alla voglia di fare, di costruire, di impegnarsi. Trovare il linguaggio adatto per parlare ai giovani significa sempre più spesso, lasciare la parola all’azione. Dalla ricerca emerge che tutti i leader intervistati hanno riconosciuto, seppur con gradazioni diverse, una certa ‘protestantizzazione’ della fede giovanile, vissuta tendenzialmente in modo più privato che pubblico. E anche presso i giovani che sembrano più lontani dal linguaggio di una fede ‘formalmente’ riconoscibile come tale, la fede è presente come domanda di senso e tensione spirituale. Se la fede si privatizza, anche l’attenzione delle comunità e dei suoi leader deve essere individualizzata. Secondo gli intervistati,  la comunità religiosa deve essere aperta alle altre, capace di costruire un tessuto di relazioni interetniche”.

A portare i saluti iniziali il direttore Migrantes della Lombardia, don Antonelloi Martinenghi che ieri aveva presentato il lavoro ai vescovi lombardi in occasione della Conferenza Episcopale regionale. "Un ottimo lavoro - ha detto il sacerdote - che rappresenta un punto di partenza per conoscere e comprendere la relalta dei giovani migrabnti che vinono in Italia e soprattutto in Lmbardia. La Lombardia non è il mondo - ha conclusio - ma certamente rappresenta un dato importante pe rla presenza di migranti sul territorio".

Il volume “Di generazione in generazione. La trasmissione della fede nelle famiglie con background migratorio (ed. Vita e Pensiero) raccoglie i risultati dell’indagine realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo di Milano con la collaborazione di Fondazione Migrantes e degli Uffici Migranti delle dieci diocesi lombarde.

 

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