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Venerdì 6 Luglio 2018 10:45

La Pira e gli studenti internazionali   versione testuale
Firenze - Per Giorgio La Pira ieri papa Francesco ha autorizzato la pubblicazione del decreto di venerabilità, ndr -  il Vangelo è il riferimento principale, il vademecum della sua vita. Ne vive le parole sine glossa, al modo di Francesco d’Assisi, nell’impegno per i poveri, alla Costituente, nell’attività di sindaco, come in quella di professore universitario di Diritto Romano, con i giovani che lo apprezzano e lo ammirano, per la capacità di porsi al loro fianco indicando la strada.
Da educatore qual’ era, uomo capace di “intendere e misurare il valore ideale e pratico del problemi più urgenti della vita umana”, La Pira vede nelle generazioni nuove la possibilità di realiz­zare il sogno planetario della pace e della giustizia.
“Tutti i muri sono spezzati [...], tutti gli schemi mentali di divisione sono tolti; i confini del popoli sono trasformati da muri in ponti che uniscono! [...] Le generazioni nuove sono [...] come le rondini: sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono [...] sospinti da un invincibile istinto vitale – che indica loro la rotta e i porti! -­ verso la terra nuova la primavera è in fiore! [...]. [Occorrono] piani mondiali [...] per sradicare ovunque la fame, la disoccupazione e la miseria (ancora due miliardi di denutriti); per sradicare ovunque l'ignoranza (un uomo su due non sa ancora leg­gere); per combattere ancora la malattia [...]; per sradicare ovunque la schiavitù e la tirannia (il colonialismo, il fascismo ed il nazismo; il razzismo; l'antisemitismo; il nazionalismo; la statalismo, il dogma­tismo, l'ateismo di Stato, lo stalinismo)!”. (G. La Pira, Discorso alla Conferenza Internazionale della Gioventù per la pace e il disarmo, Firenze 26 febbraio, 1964)
Le lezioni di La Pira sono sempre gremite, come docente universitario mostra una sorprendente originalità nel suo insegnamento e, di fronte ai giovani allievi, considera “la Cattedra uno strumento sacro”, come scrive nel '33 al giurista siciliano Salvatore Pugliatti. “Io mi sforzo di mostrare le bellezze geometriche del diritto romano. Credilo, c'è tanta luce in questo panorama di istituti che of­frono allo sguardo linee architettoniche così belle! II Diritto Romano va insegnato così: mostrando queste prospettive ricche di simmetria; solo così il nostro insegnamento ha una funzione educativa di grande importanza [...]". (Lettera a Pugliatti; Archivio)
Sa ascoltare i giovani, comprenderne il percorso di ricerca culturale e spirituale, riesce a comunicare loro le sue idee, apre un dialogo, ed essi ricambiano sempre con entusiasmo la sua stima. Durante il Sessantotto ne coglie le attese e chiarisce le istanze positive che li muovono nella richiesta di un cambiamento globale del Sistema.
“Tra l'utopia e l'auto annientamento dell'umanità (con gli armamenti nucleari e la guerra); non è [...] più coraggioso, più degno della razza umana […] optare per l'utopia e tentare di farla diventare realtà?" (Lettera a Pino Arpioni, luglio 1968).
Gli ultimi sette anni della sua vita, La Pira sarà ospite dell’amico Pino Arpioni, in via Capponi, a Firenze. Continuerà anche da questa sede il suo incessante lavoro di operatore di pace, con la gioia di condividere la casa con un gruppo di studenti dell'Opera per la Gioventù.
Il prof. Salem Al-Sheik, originario dell’Egitto, oggi noto studioso,  ricorda il suo primo incontro con La Pira, quand’era studente a Firenze: “fu un incontro casuale. Era il 1962. Camminavo in via Cavour, quando mi venne incontro un signore con le braccia aperte. Mi disse:  – Ciao carissimo! Come stai? – Mi dette la mano e aggiunse: - Da che parte della Sardegna vieni?- Gli risposi stupito che ero egiziano ed egli esclamò. – L’Egitto, Nasser. Grande popolo di antica civiltà -. Proseguì :- Come vedi, siamo tutti fratelli. Se mi avessi incontrato per le strade del Cairo, mi avresti preso per un italiano? Vedi, siamo tutti figli di Abramo, cristiani, ebrei, musulmani, discendenti dallo stesso capofamiglia-. Un amico passò di lì per caso, salutò La Pira col titolo di Professore, e mi di fece capire che avevo l’onore di parlare col Sindaco.  – Quando vuoi, vieni a trovarmi in Palazzo Vecchio! - , fu il saluto cordiale di La Pira. Quando mi recai nel suo studio, La Pira mi accolse con lo stesso calore, lasciando altri interlocutori, probabilmente più importanti di me. La Pira era ossessionato dalla necessità del dialogo. Ricordo chiaramente le sue parole:– Dobbiamo abbattere il muro della diffidenza, per poi riunirci intorno a un tavolo per discutere -.  Da un educatore così rispettoso della mia identità, così fiducioso nelle potenzialità dei giovani che stimava oltre misura, non si poteva che restare conquistati.  L’incontro con La Pira in Palazzo Vecchio fu per me una lezione straordinaria durata oltre tre ore; mi rivelò una grande verità: la centralità spirituale del Mediterraneo.  L’incontro con Educatori così, ha prodotto in me la riflessione di una vita, determinando la formazione spirituale e culturale del mio essere attuale”.   (Maurizio Certini)
 
 
 
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