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Venerdì 29 Dicembre 2017 12:08

Mons. Di Tora: “senza valori l’altro diventa soltanto un pericolo”   versione testuale

Palermo - Il vento freddo sferza il viso dei sacerdoti, esponenti delle istituzioni, rappresentanti delle comunità di migranti presenti in città, mentre il Bambinello nero viene cullato sulla banchina del porto di Palermo. È solo una copia sbiadita del gelo che stanno affrontando migliaia di uomini, donne e bambini in viaggio verso l’Europa, attraverso un mare in tempesta. «Rischiamo la vita, ma è meglio annegare che essere arrestato dalla Marina libica. È come se stessimo vivendo di nuovo la schiavitù. I neri sono i loro schiavi, questo è quello che pensano in Libia oggi» racconta un giovane migrante del Mali ai soccorritori di Sos méditerranée, a bordo della nave Aquarius approdata ieri mattina al porto di Augusta con un carico 373 richiedenti asilo soccorsi in mare tre giorni fa.

E nel giorno dell’ennesimo arrivo di migranti ripescati nel Mediterraneo, festa liturgica dei Ss. Innocenti martiri, Palermo vuole lanciare un messaggio a tutta l’Europa. È monsignor Guerino Di Tora, vescovo ausiliare di Roma, presidente della Fondazione Migrantes e della Commissione Episcopale per le Migrazioni della Cei, a portare in processione un Bambino Gesù di pelle nera, donato da una famiglia dello Sri Lanka, nel Lungomare dei migranti alla Cala, per poi salire sulla motovedetta della Capitaneria per un breve viaggio, dal valore molto simbolico, fino al porto, accolto dalle sirene delle navi e del Cantiere navale e da danze tradizionali tamil e siciliane. A guidare l’accoglienza è il contrammiraglio Salvatore Gravante, comandante della Direzione marittima di Palermo. Il freddo fa bruciare gli occhi, è un segno di condivisione. «Il fenomeno degli spostamenti è un tema epocale, che durerà a lungo e cambierà la geopolitica del mondo intero – riflette monsignor Di Tora .– Non si tratta solo dell’Europa, ma di migranti che dall’America del Sud si spostano verso il Nord, che dall’estremo oriente si dirigono verso l’Australia e la Nuova Zelanda. Sta cambiando il Dna del mondo in cui viviamo». Ricordare «chi fugge dalle guerre e dalla miseria, in un momento in cui si celebra il Natale, la nascita di Dio che viene in mezzo al mondo, ci richiama a qualcosa di importante – aggiunge monsignor Di Tora –. Oggi dobbiamo saper accogliere questo fenomeno come un segno di Dio nella nostra storia e pensare che è il senso di integrazione che realizza le grandi nazioni». La preoccupazione è per la recrudescenza di movimenti nazionalistici, «perché l’assenza di valori porta a chiudersi, a pensare solo ai propri interessi, a vedere nell’altro non un’opportunità, ma un pericolo. Io spero che momenti come questo scuotano le nostre coscienze».

Il Bambinello viene portato in processione fino in piazza Olivella, nell’antica chiesa di Sant’Ignazio, dove trova posto nel barcone del Presepe dei Migranti allestito dalla Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri e dedicato all’accoglienza, in memoria del piccolo Aylan e di tutte le vittime delle traversate. Intorno le tele dipinte dall’artista Gaetano Porcasi di Partinico. «Natale – ha detto il sindaco Leoluca Orlando – viene per tutti qui, nel Lungomare delle Migrazioni, è il segno della differenza tra il mare dove si è migrante e Palermo, città accogliente, dove tutti siamo palermitani». (Alessandra Turrisi)

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