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Venerdì 22 Dicembre 2017 09:40

L'Iss apre le porte agli stranieri: la salute non ha confini   versione testuale
Roma - La ricerca medica come strumento di pace e veicolo di integrazione. È il principio dal quale prende le mosse 'Scienza senza frontiere', il progetto dell’Istituto superiore di Sanità per insegnare ai giovani migranti a custodire la propria salute e quella della collettività. I ragazzi, provenienti da tre centri di accoglienza straordinari alla periferia di Roma, parteciperanno a un ciclo di lezioni della durata di circa due mesi a partire dal 20 gennaio. Gli esperti dell’Iss discuteranno con loro di stili di vita, rischi alimentari, diritto alla salute, vaccinazioni, prevenzione delle malattie trasmissibili e uso di droghe e alcol. Le lezioni saranno inoltre oggetto di esercitazione linguistica grazie ad alcuni glossari preparati dagli insegnanti di Italiano dei centri di accoglienza. In occasione della cerimonia di inaugurazione di ieri, l’Istituto ha aperto le porte del suo museo per una visita interattiva. Ad accogliere i migranti gli avatar dei premi nobel Rita Levi Montalcini ed Enrico Fermi, custodi della storia dei progressi scientifici e dei successi raggiunti nei laboratori dell’Iss. “La scienza e la medicina non hanno frontiere e servono a migliorare la vita di tutti – ha ricordato il presidente dell’Istituto Walter Ricciardi –. Auspichiamo che questi giovani possano essi stessi diventare degli operatori del settore”. I ragazzi, giunti quasi tutti dall’Africa occidentale, hanno poi assistito a una lezione introduttiva sulle radici ellenistiche e arabe della cultura scientifica europea. Un primo passo verso un approccio consapevole ai temi della salute, ma anche un momento per ricordare il contributo decisivo dell’incontro tra le culture per lo sviluppo delle conoscenze: “I percorsi di conoscenza della cultura scientifica nascono dalla contaminazione – ha spiegato il giornalista Pietro Greco –. Anche per questo la comunità scientifica europea divenne un ‘repubblica della scienza’ che non conosceva confini”. (Matteo Marcelli – Avvenire)
 
 
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