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Martedì 17 Ottobre 2017 16:53

Mons. Galantino: “mi auguro che questo studio possa continuare a gettare luce sulla mobilità umana tout court   versione testuale

Roma - “Mi auguro che questo studio possa continuare a gettare luce sulla mobilità umana tout court” e possa aiutare la “nostra politica ad uscire da una cultura degli slogan. In materia di immigrazione ed emigrazione, la conoscenza scientifica dei fenomeni è la strada giusta per riproporre un ambiente sociale in cui ciascuno venga arricchito e non depauperato dalla presenza dell’altro”. Così il segretario generale della Cei, mons. Nunzio Galantino, presentando oggi a Roma il Rapporto “Italiani nel mondo” 2017. “La cittadinanza – ha spiegato – non è data solo dal territorio (ius soli) o dal sangue (ius sanguinis) ma è determinata da quanto si vive e si sperimenta nel corso della propria vita. Diventano determinanti il cammino formativo, il percorso di conoscenza del sé, i luoghi in cui si vivono le stagioni della vita, gli incontri; tutti elementi culturali che creano non una sola identità ma identità plurime, dinamiche, in costante arricchimento”. Concetti che, per mons. Galantino, “è importante riscattare da un ambito meramente socioculturale per farli diventare anche cultura vissuta. Dobbiamo fare – ha avvertito – lo sforzo di continuare a dire queste cose, facciamole diventare anima di un modo diverso di stare tra noi e di capire le cose”. Di qui l’auspicio che il Rapporto, “importante per sé, facendoci capire alcune realtà vissute dagli italiani nel mondo, ci aiuti a guardare con occhi diversi quanti stanno qui da noi”. “Non paga parlare di queste cose ma io non arretro di un millimetro”, ha concluso esprimendo quindi gratitudine ai “missionari laici e religiosi, avamposti straordinari e di cui conosco le difficoltà, che a volte hanno, a stare nelle chiese presso le quali lavorano. Come vescovo e segretario della Cei li ringrazio davvero”.

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