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Giovedì 14 Settembre 2017 11:40

Scampia: la scuola che abbatte le barriere con i rom   versione testuale
 Napoli - Risuonano da un qualche angolo della scuola le note di una canzone conosciuta, le parole che però arrivano alle orecchie non sono le stesse che hanno tormentato l’estate: 'Siamo quelli dell’Alpi-Levi, quelli col simbolo del cuore…' intonano. «Sono le ultime prove del balletto e della canzone che accolgono gli alunni», spiega l’arcano musicale la sorridente preside Rosalba Rotondo. Un modo simpatico, allegro e originale dell’istituto comprensivo Ilaria Alpi-Carlo Levi di Scampìa per iniziare un nuovo anno scolastico. Canzone peraltro adattata dalla stessa preside, che appassionata di musica acciuffa ogni occasione per far cantare e suonare i suoi 1300 alunni. Con grande divertimento e soddisfazione di tutti. Mamme e nonne comprese. Perché la musica - nel programma dell’istituto è inserito un corso musicale - è una strategia di studio, un percorso trasversale che coinvolge i ragazzi e attira la loro attenzione. Gli alunni della Alpi-Levi infatti studiano e imparano italiano, inglese e spagnolo analizzando i testi delle canzoni. Che poi cantano e ballano in spettacoli organizzati dalla scuola o da altri. Compreso i cori nella vicina parrocchia di san Giuseppe Moscati, accolti dal parroco padre Silvio D’Aniello. Rosalba Rotondo ha cambiato i testi di canzoni famose adattandoli al sacro. «È questo che vogliono i ragazzi», commenta la preside. E Rosalba Rotondo conosce bene desideri, difficoltà, povertà, violenze, stenti, delusioni e i talenti di Scampìa: insegna qui da 34 anni, ma a volte le sembra la prima volta. «Abbiamo un piano strategico, una task force per essere pronti ad ogni evenienza», dice. E lei ha organizzato la ’sua’ scuola come un ospedale con reparti secondo le patologie: 'Si rilevano le criticità, si fanno diagnosi, si elaborano progettualità per un piano di miglioramento' spiega. Anche per confrontarsi con la camorra, nuovamente agguerrita con una faida che dilaga oltre Scampìa.
Guarda positivo, Rosalba Rotondo. Vorrebbe che tutti i suoi alunni avessero successo nella vita: non è possibile forse, non è facile forse, ma si tenta. Coinvolgendo i genitori, specialmente le mamme, spingendoli a partecipare a i progetti, a prendere la licenza della 3ª media, a frequentare corsi professionali per conquistare autonomia. «Sappiamo che siamo in terra di camorra e di droga. Sappiamo pure che si nascondono le responsabilità dietro il problema dei rom» annota.
Appunto i rom. L’istituto Alpi-Levi ha duecento alunni rom, che vivono a stretto contatto con Scampìa. La preside, con i docenti, il primo giorno di scuola è andata all’Auditorium dove sono accampate alcune famiglie dopo l’incendio del campo nomadi del 27 agosto scorso, per accompagnare i bambini in classe. E si aspetta che le altre famiglie siano accolte nella ex caserma Boscariello per riprendere le lezioni. «Non tutti i bambini frequentano, ma cerchiamo di inculcare ai genitori che l’istruzione è fondamentale ». Tra i tanti progetti uno è indirizzato all’integrazione sociale: si chiama 'Riconosci la mia identità, rispetta la mia dignità e saremo uguali' e partecipano mamme rom che insegnano il romanì. È nata poi una cooperativa mista tra nomadi e non. Il progetto più interessante, unico in Italia, è 'Justrom Legal Clinic', inserito nel Programma Congiunto Unione Europea/Consiglio d’Europa sull’accesso alla giustizia per le donne Rom, Sinti e Camminanti. Ogni due settimane è presente all’istituto un pool di avvocati, guidato da Maya Bova, per aiutare le donne rom nelle pratiche giudiziarie specie in ordine alla cittadinanza. «Ci vogliono passione e fantasia per competere con la complessità nella complessità», commenta Rosalba Rotondo. Scelte che hanno incuriosito il ministro dell’istruzione, Fedeli, pronta a visitare l’istituto di Scampìa e a conoscere i percorsi artistici, musicali e i laboratori. (Valeria Chianese – Avvenire)
 
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