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Venerdì 9 Novembre 2018 10:30

Don De Robertis: l'umanità è un compito che dura tutta la vita   versione testuale
Modena - “Nell’essere umano l’essere ci viene dato come dono, ma l’umano è un compito che dura tutta la vita, non può mai essere dato per scontato, e lo vediamo in questi tempi in cui tanti episodi di cronaca - di brutalità e di indifferenza” ci mostrano “una regressione dell’umano nelle nostre società, la perdita di quel tratto di umanità che ha sempre contraddistinto il nostro paese”.
A dirlo questa mattina il Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Giovanni De Robertis, aprendo i lavori della terza edizione del Festival della Migrazione che svolge, fino a domenica a Modena sul trema “Umani 100%.
Ad aprire questa edizione il tema “L’inclusione nella città. I media nella rete della migrazione” con interventi, fra gli altri, di Mons. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna, Antonio De Caro, presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, Paolo Ruffini, Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, Marino Sinibaldi, giornalista di Rai Radio Tre e Vincenzo Morgante, direttore di Tv2000.
In questi ultimi anni “forse troppi di noi – ha detto don De Robertis - hanno pensato che fosse sufficiente salvare la vita di chi stava annegando (e purtroppo continua anche oggi ad annegare nel disinteresse generale, interessa solo la diminuzione del numero degli sbarchi) e portarlo in qualche porto sicuro. Invece, come ci ha ricordato ripetutamente in questo anno papa Francesco, accogliere è solo la prima di una serie di azioni, tutte necessarie – proteggere, promuovere, integrare – senza le quali la presenza dei migranti nel nostro paese da possibile ricchezza diventa problema, più facilmente esposta al degrado e alle infiltrazioni della criminalità. E purtroppo gli ultimi interventi legislativi non aiutano ad andare nella giusta direzione”.
Includere -spiega il Direttore dell’organismo pastorale della CEI - è “il compito della Chiesa, oserei dire che dovrebbe esserle connaturale, avendo Cristo Gesù, come scrive l’apostolo Paolo agli Efesini, ‘fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia’”.  Ed è il compito della politica, delle istituzioni, secondo quello che recita l’articolo 3 della nostra Costituzione: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Dovrebbe essere anche il compito dei media: “mezzi di comunicazione, cioè che creano una comunione fra le persone, ma che sempre più spesso invece vengono utilizzati per dividere e  seminare odio. Solo un’Italia capace di includere tutti i 60 milioni di persone che la abitano, qualunque sia la loro provenienza, colore o religione, sarà in grado di vincere le sfide che ci attendono. Ne abbiamo avuto una immagine bellissima nella nazionale femminile di pallavolo, che ha saputo emozionarci e appassionarci forse anche per questo, perché vi abbiamo riconosciuto quella Italia che vorremmo essere e che in parte già siamo in tante nostre realtà, di cui purtroppo si parla poco”. (Raffaele Iaria)
 
 
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