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Giovedì 11 Ottobre 2018 16:45

Maria appare per i rifugiati    versione testuale
Milano - È raro nella laica e laicista Francia trovare un film che affronti il tema della fede cristiana, con uno sguardo profondo su come il mistero agisca dentro di noi. Una sfida affrontata con coraggio e sincerità, anche se con qualche concessione alla fiction, dal regista Xavier Giannoli in L’apparizione. Un film, uscito in Francia a febbraio e plaudito dal quotidiano cattolico La Croix in cui il regista, figlio di cattolici praticanti ed ex scout, non credente ma in ricerca, ha voluto indagare l’aspetto intimo della fede. Il suo alter ego ha il volto rude e dolente di Vincent Lindon (un attore, è il caso di dirlo, in stato di grazia), nei panni di Jacques, famoso inviato di guerra scosso dalla morte di un amico, non credente, chiamato dal Vaticano a partecipare a una commissione di inchiesta canonica su una giovanissima veggente francese, Anna. Un tocco un po’ romanzesco, poiché se è vero che dette commissioni sono composte anche da laici, si tratta perlopiù di psicologi, medici e storici. Ma utile al dipanarsi di una indagine che assume presto quelli di un serrato giallo psicologico che ha il ritmo altalenante del dubbio. Si mostra una Chiesa con diverse sfaccettature, rigorosa nelle sue ricerche della verità, umanissima anche nell’eccesso di fiducia del buon padre francescano Borrodin mentore di Anna, ma anche che commette errori, come l’ambiguo sacerdote tedesco (che scade però nel cliché) che trasforma la veggente in un caso mediatico, con dirette televisive e internet, produzioni industriali di Madonnine e santini e smercio di reliquie. Una pressione che avrà le sue conseguenze sulla giovane. Sottolineare solo l’aspetto del business mediatico svilirebbe il senso delle apparizioni mariane, ma invece il regista, che ha uno sguardo rispettoso anche per i tanti fedeli che accorrono in cerca di speranza, è attento a porre come contraltare lo splendido messaggio della Vergine nella presunta apparizione. Un messaggio che parla di misericordia e di attenzione per gli ultimi e i poveri, che sono soprattutto i rifugiati che assistono alla messa o quelli filmati a Zaatari, il campo profughi più grande del mondo in Giordania al confine con la Siria. Qui sta il fulcro del messaggio universale di Maria, incarnato dall’amicizia tra la novizia Anna che si eleva verso il Cielo e la sua migliore amica, la musulmana Meriém, che si dedica ai poveri. Ma è il rapporto spirituale tra il disilluso Jacques e la mistica Anna il centro del film, con la scoperta della possibilità del divino da parte del reporter. Il vero “miracolo” sarà l’apertura del cuore di un uomo tormentato che, senza varcarne la soglia, accetterà il mistero della fede. (Angela Calvini)
Nel film, girato tra Francia, Siria e il campo profughi di Zaatari in Giordania, il messaggio mariano è legato alla misericordia verso i diseredati. E il reporter Vincent Lyndon accetterà il mistero della fede.
 
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