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Martedì 17 Ottobre 2017 12:00

Mons. Di Tora: l’occupazione giovanile e la valorizzazione delle nuove generazioni rappresenta “un tema centrale per la rinascita dell’Italia”   versione testuale
Roma - “Nel tempo e nel mondo della libertà di movimento, è doveroso pensare anche alla libertà di restare nella propria terra e questo vale per ogni persona compresi gli italiani che sempre più numerosi sono costretti a lasciare il Paese”. E’ quanto ha detto il presidente della Fondazione Migrantes, mons. Guerino di Tora intervenuto, questa mattina, alla presentazione del Rapporto Italiani nel Mondo, citando la campagna della CEI “Liberi di partire, liberi di restare”.  Per il vescovo oggi viviamo in Italia il “tempo dell’attesa” in cui sempre più famiglie vedono partire i loro figli, i loro padri, i nipoti, persino gli anziani. “Dobbiamo impegnarci affinché nessuno sia violato nella sua dignità. La migrazione, infatti, appartiene a ciascuno di noi. È dentro la storia familiare e personale di ciascuno di noi, esige rispetto e impegno. Ieri a noi, oggi a qualcun altro, domani nuovamente a noi”. Viviamo – ha aggiunto ancora mons. Di Tora – “il tempo dell’instabilità, economica, geopolitica e questa precarietà crea la necessità di trovare risorse altrove, personali ed economiche. La libertà di partire, però, non deve negare la libertà di restare o di ritornare nella propria patria. Purtroppo però sono tanti i giovani italiani che oggi non riescono a rientrare. Sono in tanti a sperimentare un percorso verso l’estero di sola andata con la speranza del ritorno, ma che non è accompagnata da una volontà di valorizzare risorse e competenze, acquisite in Italia e all’estero, mettendole al servizio di un Paese che ha urgente bisogno di essere rilanciato, svecchiato, ricostruito”.
Per il presidente della Migrantes, intervenuto questa mattina a Roma alla presentazione del “Rapporto Italiani nel Mondo, l’occupazione giovanile e la valorizzazione delle nuove generazioni rappresenta  “un tema centrale per la rinascita dell’Italia che non può non passare anche dal confronto con l’estero, ma dove il viaggio diventi fenomeno di arricchimento e non privazione, perdita. La migrazione è un fenomeno complesso in continua e costante trasformazione. Non servono solo le statistiche e gli studi. Occorre che lo studio arrivi sulle scrivanie dei decisori politici e soprattutto occorre che lo studioso affianchi le istituzioni, le indirizzi per giusti e nuovi percorsi di lavoro per e con i migranti”.  Per questo un passo “fondamentale” è rappresentato dal “passaggio dallo studio all’azione, all’operatività. Penso, quindi, anche ai tanti soggetti coinvolti nell’accoglienza e nell’accompagnamento dei migranti, di chi arriva sul nostro territorio, ma anche di chi parte dall’Italia. Penso, quindi, ai missionari italiani e di ogni altra nazionalità, agli operatori che accolgono nelle città di ogni parte del mondo i migranti. Penso ai tanti sacerdoti, ai religiosi e alle religiose, ai laici e alle laiche impegnati sui territori diocesani. Penso, in sintesi, agli occhi e alle braccia tese di chi oggi vede arrivare e di chi vede partire”.
Mons. Di Tora ha quindi ricordato come nel suo lavoro quotidiano incontra tanti ragazzi, giovani famiglie che decidono di lasciare l’Italia: “sono sempre più numerosi. Loro partono, ma i loro familiari più stretti restano aprendo ferite dovute alla distanza e alla nostalgia. Occorre aiutare non a rimarginare tali ferite”, ma a “trasformare l’assenza in un essere diversamente presenti”. Le ferite dunque “con la partenza restano, ma si può aiutare a sollevare dal dolore. È di grande aiuto, ad esempio, la tecnologia. Penso alla rete, ai social media, agli smartphone dai quali non ci separiamo mai”.
Oggi, come si legge nel Rapporto Italiani nel Mondo, nell’epoca della massima libertà di movimento, della contrazione degli spazi e dei tempi “assistiamo al grande paradosso di ricercare contatti più umani, distanze meno asettiche”.  Le persone “restano tali sempre. Occorrono, dunque, una Chiesa e uno Stato preparati all’incontro, ma anche al transito del migrante perché solo una parte resta, molti altri continuano nella loro ‘ricerca della felicità’, all’interno di uno Spazio che abbiamo voluto Unito, una Unione Europa che ha garantito libertà e pace a tante generazioni valorizzando la dignità della persona, i diritti fondamentali di ciascuno, lo Stato di diritto. L’Italia, all’interno dell’Unione Europea, di fronte alle migrazioni – ha aggiunto il presule -  è stata spesso chiamata a “reagire alla sfida migratoria con solidarietà rispondendo a imperativi etici e morali e dando un contributo unico allo sviluppo e al progresso del rispetto della dignità e dei diritti umani. Che tale accoglienza e solidarietà siano presenti anche per gli italiani in ogni luogo in cui la loro ricerca di benessere e serenità li porti”.​
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