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Giovedì 27 Novembre 2014 12:02

Dagli Stati Uniti alla Sicilia per conoscere il sistema di accoglienza ai richiedenti asilo   versione testuale
Ragusa - Il sistema di accoglienza in Sicilia e in Italia è al centro della visita dei vescovi di Brooklyn e Salt Lake City, mons. Nicholas Anthony Di Marzio e mons. John Charles Wester. I prelati hanno scelto di trascorrere la giornata di sabato scorso in alcune strutture di accoglienza della provincia di Ragusa. A guidarli nel loro percorso di studio è stato il presidente della Fondazione San Giovanni Battista, Tonino Solarino. “Lavoriamo da anni – ha spiegato Solarino – nel settore dell’accoglienza e dell’integrazione, attraverso la gestione di progetti facenti capo al Sistema di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati. Ringraziamo i nostri ospiti per la loro presenza e ci auguriamo che possano portare elementi utili da Ragusa negli Stati Uniti”.
I presuli, accompagnati da John Kevin Appleby, direttore dell’Ufficio Immigrazione e Rifugiati della Conferenza Episcopale statunitense, hanno fatto una prima tappa al Cara di Mineo per poi giungere nel territorio ragusano. Quindi hanno raggiunto il centro della rete Sprar “Accoglienza Casmenea” di Torre di Canicarao a Comiso, gestito dalla Fondazione San Giovanni Battista. Hanno potuto così conoscere due differenti modelli di accoglienza.
“Siamo venuti fin qui – ha affermato Di Marzio – perché come membri della Conferenza dei Vescovi cattolici degli Stati Uniti volevamo rappresentare la situazione dei migranti al governo americano. È difficile fare arrivare notizie in America sul tema: dopo la chiusura del Centro di Lampedusa, infatti, manca il clamore mediatico che ci permetteva di monitorare la situazione”. 
“Il sistema Sprar – ha sottolineato Appleby – è quello che più somiglia al sistema americano, che predilige accogliere direttamente i rifugiati dopo averli riconosciuti tali nel loro paese di origine”. “Vogliamo osservare – ha aggiunto Wester – come l’Italia e l’Europa trattino i migranti africani che attraversano il Mediterraneo e le modalità di identificazione e riconoscimento dello status di rifugiato. Può essere interessante capire se tale modello può essere riportato negli Stati Uniti”.  
Prima di proseguire il viaggio verso il Centro di primo soccorso ed accoglienza di Pozzallo, i religiosi hanno incontrato il Prefetto, Annunziato Vardé ed il vescovo di Ragusa, monsignor Paolo Urso. 
“La nostra realtà – ha specificato il Prefetto – è teatro di un numero crescente di approdi. Le cifre registrate quest’anno ci inducono a parlare di emergenza strutturale. Dopo “Mare Nostrum” e con l’attuale operazione “Triton” possiamo dire che il sistema di soccorso in mare funziona. Dagli Stati Uniti possiamo imparare molto perché è lì che si sperimenta un modello consolidato di integrazione”. 
La presenza della rappresentanza statunitense onora Ragusa, ma le affida grandi responsabilità. 
“La caratteristica di questo territorio – ha spiegato il vescovo Urso – è l’accoglienza. Quando si verificano fenomeni di resistenza verso lo straniero, sono solo episodi minimi e sporadici. È comprensibile che i nostri amici statunitensi abbiano scelto di venire proprio a Ragusa  per verificare sul campo la situazione che vivono tanti migranti, ma anche gli operatori dell’accoglienza. Siamo i primi a soffrire, tuttavia, quando ci rendiamo conto che le attuali contingenze economiche non permettono di fornire in pieno le risposte che desidereremmo dare”. (Antonio La Monica - Migrantes Ragusa)
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