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Lunedì 11 Giugno 2018 17:15

I Migranti e le devozione a Sant'Antonio    versione testuale
Palermo - Il 13 giugno è la festa di S. Antonio da Padova. E’ celebrata con grande fede e devozione da milioni di cattolici in tutto il mondo. La devozione verso S. Antonio nata a Padova si è estesa in tutto il mondo ad opera dei francescani che ne hanno diffuso la sua santità accompagnata da miriadi di miracoli. E’ un Santo definito taumaturgo: chi lo prega riceve grazie e miracoli. I francescani poi, nella loro evangelizzazione in molte parti del globo, hanno dedicato a questo santo un giorno della settimana: il martedì.
Ogni martedì le chiese cattoliche della Romania si riempiono di fedeli ortodossi che vanno a pregare il santo seppellito ai Padova. A lui rivolgono preghiere e suppliche scrivendo in dei foglietti le loro intenzioni.
Ogni martedì anche a Palermo la chiesa di S. Antonino in Corso Tukory, è un via vai di fedeli che vi si recano per innalzare preghiere al Santo dei miracoli. Ma questa volta non ci sono solo i cattolici o i cristiani ortodossi, ma bensì anche induisti e buddisti provenienti da diverse parti dell’est asiatico residenti nella città, in particolare srilankesi e mauriziani.
La devozione a S. Antonio, conosciuto e venerato nel mondo cattolico, ha travalicato l’appartenenza religiosa specifica perché questo santo risponde ai bisogni dell’uomo, ai bisogni di pace, di salute, di prosperità, di lavoro, etc. S. Antonio entra nella vita di ogni giorno e si fa compagno di viaggio di quanti lo invocano e per loro intercede presso il Padre celeste elargitore di ogni dono e di ogni grazia, al di là di ogni appartenenza religiosa. I cattolici hanno “contagiato” di questa devozione i loro connazionali, penetrando il vissuto quotidiano. I membri di una comunità etnica, in quanto cattolici ricevono grazie da S. Antonio. Per osmosi anche quanti appartengono alla medesima area culturale, possono ricevere grazie dal medesimo santo se gli rivolgono preghiere e suppliche.
Una pista per l’evangelizzazione è quella della pietà popolare se essa è intrisa del Vangelo e dell’annuncio kerigmatico della passione, morte e resurrezione di Cristo Signore.
La comunicazione della “devozione” ai santi passa attraverso tutti gli aspetti della cultura e delle culture, cioè di tutto quel bagaglio umano ed esistenziale che ogni essere umano porta e conserva nella “valigia” della propria vita come “bagaglio” esistenziale. Proprio perché esistono delle relazioni umane interpersonali i cattolici hanno potuto trasmettere anche ai non cristiani la ricchezza della relazione con S. Antonio. Ciò è avvenuto inizialmente nei loro Paesi d’origine e continua ad essere vissuto e trasmesso anche oggi nel Paese che li ha accolti come Paese d’approdo del loro progetto migratorio.
I migranti non sono solo soggetti passivi del loro cammino umano e religioso, come il più delle volte noi pensiamo, ma bensì soggetti attivi nella trasmissione della fede in Cristo Gesù Salvatore del mondo. Soggetti attivi anche nel dialogo interreligioso ovunque essi si trovino e scelgano di vivere. Un dialogo costruito e vissuto “dal basso” che come operatori pastorali siamo interpellati a decodificare come uno dei “segni dei tempi”.
Dal tempo di Gesù molta gente continua a cercare “un segno”, a seguire Gesù perché egli continua in altro modo a compiere miracoli e prodigi. Noi speriamo e preghiamo perché tutti i credenti smettano di cercare i “doni di Dio” e sappiano accogliere e seguire il “Dio dei doni”. (a cura di Sergio Natoli, Migrantes Palermo)
 
 
 
 
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