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Martedì 15 Maggio 2018 11:25

I numeri dell'Italia che sa accogliere   versione testuale
Roma – E’ l’Italia il Paese più accogliente di tutta l’Unione Europea nei confronti dei migranti. Lo hanno confermato i recenti dati dell’ultimo rapporto Eurostat, secondo il quale 995mila persone, un dato in forte aumento rispetto agli anni precedenti, hanno acquisito la cittadinanza di uno dei Paesi dell’Ue: di esse il 12% era cittadino di un altro Stato europeo mentre la maggioranza proveniva da Paesi extra europei. Con 201.591 nuove cittadinanze, pari al 20%, l’Italia si è posizionata al primo posto, seguita da Spagna (150.944) e Gran Bretagna (149.372).
Dei 201.591 nuovi cittadini italiani, i principali Paesi di provenienza sono Albania (18,3%) Marocco (17,5%) e Romania (6,4%).
Uno spaccato delle comunità migranti presenti in Italia è stato offerto dai Rapporti annuali della Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del ministero del Lavoro, realizzati con il supporto di Anpal servizi spa e recentemente diffusi. Essi descrivono in dettaglio le caratteristiche salienti delle 16 comunità più numerose presenti nel nostro Paese: si tratta delle comunità albanese, bengalese, cinese, ecuadoriana, egiziana, filippina, indiana, marocchina, moldava, nigeriana, pachistana, peruviana, senegalese, srilankese, tunisina, ucraina.
Dei 3.714.136 cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia al 1° gennaio 2017, circa il 40% proviene da quattro Paesi: al primo posto c’è il Marocco con 454.817 titolari di permesso di soggiorno valido, seguito dall’Albania con 442.838 regolarmente soggiornanti, dalla Cina con 318.975 e dall’Ucraina con 234.066. I minori sono 813.901, pari al 21,9% del totale. La comunità meno rappresentata è quella ecuadoriana con 79.845 persone.
Cosa dimostrano questi dati? Una riduzione e un mutamento dei flussi di ingresso in Italia: diminuiscono i nuovi permessi di soggiorno, che calano dai quasi 600mila del 2010 agli attuali 226.934, mentre crescono quelli per ricongiungimento familiare (dal 30% del 2010 all’attuale 45%) e quelli legati alla richiesta di una forma di protezione internazionale (dal 7,5% al 34,3%). Aumentano i titolari di permesso di soggiorno di lungo periodo (saliti dal 52% del 2012 all’attuale 60,7%) soprattutto tra ecuadoriani, tunisini, albanesi, moldavi, ucraini, marocchini, segno di un crescente radicamento sul territorio.
Quali sono le caratteristiche delle diverse comunità? I dati distinguono caso per caso. Quasi l’80% dei 234.066 cittadini ucraini presenti in Italia, ad esempio, è rappresentato da donne, specializzate nell’assistenza alla persona (67% di quanti prestano tali servizi). Al contempo il 47% degli ucraini presenti in Italia percepisce meno di 800 euro al mese, un reddito sensibilmente inferiore a quelli del complesso dei non comunitari; ha un livello d’istruzione medio alto e la loro comunità si pone all’ultimo posto per la presenza di minori. In relazione a questo dato è preceduta dalla comunità moldava i cui minori, in costante diminuzione, sono inseriti al 100% nel circuito scolastico italiano.
I moldavi sono caratterizzati da una forte presenza di donne, svolgono servizi alla persona, hanno un alto livello d’istruzione (il 17% possiede una laurea) e ricevono compensi medio bassi. Al contrario le donne pachistane sono assai poco presenti nel mondo del lavoro. In aumento la percentuale di imprese individuali (+14,3%). Anche il 50% dei lavoratori della comunità pachistana è impegnato nei servizi pubblici, sociali, alla persona: un dato che indica una vera canalizzazione in questo settore.
Le donne egiziane sono poco presenti nel mondo del lavoro: solo il 5,6% a fronte del 75,8% dei maschi, ma anche per gli egiziani ad un livello d’istruzione medio-alto non corrisponde un adeguato riscontro nel lavoro svolto: il 35% ne svolge uno manuale non qualificato. La più alta percentuale di bambine e ragazze appartiene alla comunità nigeriana, l’unica che continua ad incrementare le proprie presenze in Italia e quella con la quota più bassa di lungo soggiornanti (39,2% a fronte del 60,7%). Tra le comunità di più antica migrazione quella albanese, che mostra un sostanziale equilibrio tra generi (48,6% le donne e 51,4% gli uomini) ed un’elevata quota di minori (26% del totale) segnale importante della presenza di famiglie. L’Albania è il primo Paese di origine degli studenti non comunitari. Stesso equilibrio di genere (49,6% donne e 50,4% uomini) nella comunità cinese, che presenta un bassissimo tasso di disoccupazione (4% a fronte di una media del 16%) ed è anagraficamente più giovane rispetto alla media. Seconda nella graduatoria dei titolari di imprese individuali, la comunità stenta però a inserirsi sul nostro territorio, come indica l’esiguo numero di matrimoni misti (259). Anche la comunità originaria del Bangladesh è caratterizzata dall’alto numero di imprese individuali, presenti in altissimo numero (13.343) nel Lazio; per il 70% dei lavoratori lo stipendio va oltre gli 800 euro, dato superiore alla media che contribuisce a rendere il Bangladesh primo Paese per rimesse ricevute dall’Italia (486,6 milioni di euro). Con 334,9 milioni di euro complessivi, infine, le Filippine si piazzano al secondo posto per rimesse dall’Italia.( Paola Scarsi)
 
 
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