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 Migrantes online - Archivio articoli - 2017 - Luglio 2017 - 26 luglio - Don De Robertis: "accogliamo i migranti con dignità" 
Mercoledì 26 Luglio 2017 16:20

Don De Robertis: "accogliamo i migranti con dignità"   versione testuale
Verona – “Un’accoglienza dignitosa è quella che non dimentica che l’altro è un essere umano, spesso segnato dalla sventura. Che vive di pane ma soprattutto di ascolto, che ha sogni e affetti come noi”. A dirlo, in una lunga intervista al settimanale della diocesi di Verona “Verona Fedele” è il neo Direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis. Il sacerdote, rispondendo alle domande del Direttore, don Alberto Margoni, ha evidenziato che  “un’accoglienza
dignitosa è quella, anche molto semplice, che tratta l’altro come una persona”. “Purtroppo – aggiunge don De Robertis -  il sistema di accoglienza in Italia lascia ancora molto a desiderare. La
grande maggioranza dei richiedenti asilo è accolta in grandi centri (Cara, Cas [Centro di accoglienza straordinaria] ecc.) spesso in condizioni penose. Si continua ad agire sull’onda dell’emergenza dando agio a persone senza scrupolo di arricchirsi sulla pelle dei migranti. Abbiamo ancora leggi che non aiutano ad integrare, ma creano un gran numero di persone irregolari, soggette
a ogni tipo di ricatto. Fortunatamente spesso la società civile supplisce a queste mancanze. E abbiamo nel nostro Paese moltissimi esempi di fraternità e integrazione riuscita”. “La nostra fede non ci permette di cedere alla sfiducia o alla rassegnazione. Il nostro programma politico – ha spiegato il Direttore di Migrantes -  come ha scritto Berdjaef, è la Santissima Trinità, dove le diversità si compongono nell’unità; ciò che sogniamo per il nostro Paese è la “convivialità delle differenze”, espressione con cui don Tonino Bello definiva la pace”. E parlando delle recenti le tragedie nel Mediterraneo, don De Robertis sottolinea che  “la soluzione è far arrivare in sicurezza coloro che ne hanno diritto e rimuovere le cause che spingono tanti a fuggire, la vendita di armi e lo sfruttamento”. (Raffaele Iaria)
 
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